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Smart Glasses indipendenti dallo smartphone: il futuro passa dall’eSIM?

Gli smart glasses sono al centro di una nuova corsa tecnologica, ma il vero dilemma non riguarda display, intelligenza artificiale o design. La domanda chiave è un’altra: devono continuare a dipendere dallo smartphone o diventare dispositivi autonomi?

Sempre più aziende stanno iniziando a mettere in discussione questo legame storico.

Il problema non sono gli occhiali ma il telefono

Oggi la maggior parte degli smart glasses funziona come un’estensione del telefono. Anche quando includono schermi AR, comandi vocali, trascrizione in tempo reale o app integrate, il vero cervello resta lo smartphone.

Connessione Internet, potenza di calcolo e gestione delle app avvengono quasi sempre fuori dagli occhiali.

Questo approccio limita l’esperienza: non è possibile uscire di casa portando solo gli smart glasses, come si farebbe con uno smartwatch o con un vero dispositivo standalone.

E quando il prezzo supera 800 o 1.000 euro, la dipendenza dal telefono inizia a pesare.

L’idea di TCL: smart glasses con eSIM integrata

TCL ha recentemente mostrato un concept dei suoi RayNeo X3 Pro dotato di eSIM integrata, capace di offrire connettività 4G senza passare dallo smartphone.

Si tratta ancora di un prototipo, ma il messaggio è chiaro:
gli smart glasses potrebbero presto connettersi direttamente alla rete, diventando più autonomi e versatili.

Una mossa che racconta bene la direzione verso cui il settore sta guardando.

Cosa sono davvero gli smart glasses oggi?

Il mercato è ancora estremamente frammentato.

Approcci molto diversi convivono:

  • modelli con display AR e modelli senza schermo
  • occhiali focalizzati sull’intelligenza artificiale
  • prodotti orientati soprattutto all’audio
  • piattaforme XR complete
  • soluzioni leggere con notifiche “heads-up” periferiche

Non esiste ancora una definizione condivisa di smart glasses.
E proprio questa mancanza di identità rallenta l’adozione di massa.

Il rischio di voler sostituire lo smartphone

Alcune aziende puntano apertamente a rimpiazzare il telefono, ma la storia recente invita alla cautela.

Esperimenti come l’Humane Ai Pin hanno dimostrato quanto sia difficile proporre un’alternativa credibile allo smartphone, soprattutto quando l’esperienza non risulta più semplice o immediata.

Il problema non è la tecnologia, ma l’utilità reale nella vita quotidiana.

Il futuro più realistico: come l’Apple Watch

Nel breve periodo, è improbabile che gli smart glasses sostituiscano davvero lo smartphone.

Lo scenario più plausibile è un’evoluzione simile a quella dello smartwatch:

  • parzialmente autonomo
  • con connettività propria
  • ma integrato profondamente nell’ecosistema principale

In questo contesto, l’eSIM diventa un elemento chiave per aumentare libertà e continuità d’uso, senza pretendere di eliminare del tutto il telefono.

Gli smart glasses stanno crescendo rapidamente, ma non hanno ancora trovato una forma definitiva.

Nel 2026 li vedremo probabilmente avvicinarsi sempre di più allo smartphone, senza però sostituirlo. Più autonomi, più intelligenti, ma ancora complementari.

La vera sfida non è tecnica.
È capire che tipo di dispositivo vogliono diventare.

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